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Inattesi Tormenti
Pubblicato il 29/11/2017 da Patrizia Cosenza

Sono
brusii inattesi

echi di carezze dentro conchiglie di giorni
disseminati nella sabbia di un passato
nei tuoi e nei miei occhi usci di desideri
raccontano di te amore caro e di me
anime tormentate

della tua storia e della mia
delle nostre paure, incertezze fatte di carezze
della tua anima che stringe la mia mano

il silenzio parlerà per noi
ridandoci il passato dimenticato.



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Distruzione
Pubblicato il 23/10/2017 da Giorgia

Conta fino a tre e senti il mondo spegnersi; è la fine.

 La distesa nera non sa che d'inchiostro, 

e le luminose fisse, le mie stelle da comodino

 non spiano più i tuoi passi.

 E gli anni colano sul cuscino, 

una chirurgica fama di folla che si scolla come carta.

 Stringo le dita a pugno, ma la ferita mi cancella come gesso su una lavagna.


 Io non esisto, se non ora,

 se non nel tempo della distruzione metafisica della memoria.

 Gli orologi ticchettano ed intralciano l'ingorgo dei nervi, 

strappano l'immagine perenne,

 la tua faccia scorticata e ferruginosa 

che ancora balbetta parole di ghiaccio.

 Non ti comprendo. E io continuo a dormire,

 con un brillio di scaglie che mi attanagliano la morte dei sensi,

 il sonno profondo. La paralisi più soffice, 

l'immobile nulla da addentare 

che culla la veste nuziale del ricordo,

 un pallore affaticato; inciampo in stralci di tessuti 

e cuori bruciati, 

mentre un verminoso sorriso stentato mi pasticcia la faccia.

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Rocca Tra I Mari
Pubblicato il 12/07/2017 da Cesare Cameli

Cammino, in silenzio, trasportato dal vento

incontro sguardi curiosi e denti smaglianti

sorrido e proseguo.

Sono stanco, già, ma le gambe vanno

i muscoli oramai sono d'acciaio

le ginocchia imparano a sopravvivere.

Il cielo si tinge di rosa alla sera

spruzza bianche nubi e purpurei tramonti

mentre mi meraviglio a osservare

e gli altri osservano me.

È come un gioco

guarda chi osa guardare

stupisci dello stupefatto

ma tu non ci provare.

Perché? Hai paura di scoprire?

Gli scalini son tanti 

su e giù scricchiolanti

poi, d'improvviso, uno scorcio di luce

tra le mura si nota un piccione

arranca su di un fragile appiglio

e ricambia il mio sguardo d'amore.

La gente entra nei negozi

han tutti le teste abbassate

incapaci di realizzare cosa si nasconde in alto

un mondo vitale di canti e schiamazzi;

io lo miro, estasiato.

Rondini cinguettanti svolazzano sopra le mura

giocano, si salutano, un convoglio d'amore

e mi accorgo d'un tratto della condivisione:

sotto, in basso, un esercito di persone

turisti, commercianti o semplici passanti

più in su la vita animale

ali che sbattono in continuazione

becchi che si aprono a ripetizione

un concerto per privilegiati ascoltatori.

È una strana commistione

ma entrambi conviviamo assieme

vicini eppur lontani

due mondi completamente opposti

però, talvolta, qualcuno si riesce a infiltrare

e così a capire, empatia stellare.

Tutto mi appare così meraviglioso

che non posso fare a meno di deliziarmi

addirittura una musica potente mi sconvolge

mi attira come pioggia

le chiese mi offrono riparo

la Natura mi avvolge tra le sue spire.

Anche i gatti padroneggiano in città

camminano dritti, sicuri, senza timore

una carezza e via

gli ho passato un po' d'amore.

Va bene, adesso è giunto il momento di rientrare

la stanchezza comincia a farsi sentire;

vero, donne e sorrisi mi avvinghiano con passione

ma serate vane e alcolismi non fan per me

sono più pronto a dormire.

Mi accingo verso casa

quella casa che oramai porto sempre con me

dura e pesante, ma amata

e mentre cammino, ancora e ancora

anche se a volte nervoso

sento che gli occhi son riverenti

una strana energia mi accompagna

come se Dio illuminasse la mia strada

cerco l'umiltà, la modestia del viaggiatore

però tutti mi ammirano con soggezione

una candida luce si apre sulla mia missione

e continuo nella giusta direzione.

 
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La Parte Sbagliata
Pubblicato il 07/07/2017 da Ragazzo Di Carta

Una parte di me è scomparsa,

Non capisco dove sia.

Il buio l'ha assorbita,

Mangiata,

Divorata.

Vorrei la vomitasse.

Era la mia parte migliore, 

la parte di me che piaceva a tutti, 

la parte che tutti cercavano,

la parte che li spingeva a volermi con loro.


Ora rimango io,

io soltanto,

l'io sbagliato.

Come posso tornare ad essere quel che ero?

Chi ero?

Non lo so più.

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Prendimi Fiume
Pubblicato il 12/06/2017 da Eufemia Griffo

Prendimi fiume

nella tua profondità 

d’abissi verdi,

accogli benevolo

il mio silenzioso addio


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Eufemia


Poesia dedicata ad Emily  Dickinson

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